Due giorni fa, con le finali di Schladming (AUT), è finita la Coppa del Mondo 2011/2012, quindi è giunto il momento di tirare le fila di quella che è stata una stagione a dir poco emozionante, per quanto differente, sia dal versante femminile, sia da quello maschile.

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La stagione femminile è stata una stagione dominata dal principio, oserei dire sin dal primo gigante di Soelden, da una Lindsey Vonn in super forma, invincibile e determinata a riscattare la coppa, dopo l’amara delusione dell’anno precedente, dove si è vista sfilare il coppone per soli 3 punti dalla sua amica e rivale Maria Riesch alle finali, non esenti da polemiche, di Lenzerheide. L’americana ha dominato in modo assoluto le discipline veloci, lasciando le altre a combattere, quasi sempre, per il secondo posto, come sottolinea scherzosamente Maria Riesch (diventata quest’anno, dopo il matrimonio con Marcus Hoefl, Maria Hoefl-Riesch) commentando un suo secondo posto su Facebook come “un’altra vittoria nella non-Lindsey league”. Basti come esempio la trasferta canadese a Lake Louise, dove la Vonn fa l’en plein vincendo le tre gare lì disputate, due libere e un super g. In più si mostra nettamente migliorata in gigante, un tempo suo tallone d’Achille, dove colleziona due vittorie e riesce ad ottenere un secondo posto nella coppetta di specialità. Ottiene inoltre buoni piazzamenti in slalom, pur non avendo mai acuti.

Anche lo slalom, però, è stata una disciplina che ha visto una dominatrice assoluta: la stella austriaca Marlies Schild. La Schild, inarrestabile, ha collezionato sei vittorie, di cui cinque di fila, e due podi, lasciando anche lei le avversarie a contendersi il secondo posto.

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La disciplina in cui la lotta invece è stata agguerritissima è stato lo slalom gigante. Si sono alternate cinque atlete alla vittoria (Vonn, Rebensburg, Worley e Fenninger) e anche i podi sono stati estremamente variati. Alla fine si è imposta la tedesca Viktoria Rebensburg, che dopo il secondo posto di Soelden e la vittoria ad Aspen sembrava essere un po’ calata di rendimento rispetto all’anno precedente, forse a causa dei troppi allenamenti nelle discipline veloci, dove tra l’altro è migliorata tantissimo, come dimostra il primo posto nel super g di Schladming; a Ofterschwang è però tornata a vincere, andando poi a dominare anche la gara di Schladming, che le è valsa la meritata vittoria della coppetta della disciplina.

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La coppa della combinata, con sole due gare disputate (quella di Sochi è stata annullata), va di nuovo alla Vonn, anche se con soli (per lei) 55 punti di vantaggio su Tina Maze.

Lindsey Vonn ha poi, in questa stagione collezionato record importanti, pur non riuscendo a portare a casa quello del maggior numero di punti assoluti in coppa a causa del bastoncino perso alla partenza della seconda manche di gigante. Ha però portato a casa il maggior numero di punti di coppa assoluta femminile con 1980 punti, battendo quello di Janica Kostelic del 2006 di 1970.

E’ entrata nel gruppo di cinque atlete in grado di vincere in tutte le discipline: Petra Kronberger, Pernilla Wiberg, Anja Paerson e Janica Kostelic.

E’ comparsa 37 volte al cancelletto di partenza, arrivando in 31 gare, salendo sul podio 17 volte, di cui 12 sul gradino più alto. Solo quattro volte non è entrata nella top10.

Con 53 vittorie si trova al terzo posto tra le donne con maggiori successi assoluti, superata solo da Vreni Schneider (55) e Annemarie Moser-Proell (62).

Ha vinto la quinta coppa consecutiva di discesa. Nessuna mai prima d’ora aveva conquistato cinque coppe consecutivamente. Negli ultimi cinque anni ha conquistato 16 coppe: 4 assolute, 5 di discesa, 4 di super g e 3 di super combinata.

Vincendo 18 super g diventa la supergigantista più vincente di sempre.

Con 578 punti da Tina Maze, seconda, segna il maggior numero di punti di distacco dalla seconda, a 1402.

La coppa maschile è stata invece combattuta fino alla fine. Inizialmente sembrava doversi combattere tra Aksel Svindal e Ivica Kostelic, ma mentre il primo, dopo un inizio brillante, ha avuto una serie di battute d’arresto a metà stagione, per poi ricominciare a vincere alla fine, il secondo dopo la vittoria in supercombinata di Sochi, riportando una lesione al menisco del ginocchio destro, ha dovuto subire un’operazione che lo ha costretto a saltare le gare tecniche di Bansko, per poi rientrare a Kranjska Gora con un sedicesimo posto in slalom. A causa di questo infortunio è stato sopravanzato da Marcel Hirscher e Beat Feuz che si sono dati battaglia fino alle ultime gare di Schladming, quando su un’improbabile tracciatura di super g, più simile ad un gigante veloce, l’austrico, pur essendo un tecnicista puro è salito sul terzo gradino del podi, mentre l’elvetico è uscito, giocandosi, almeno sulla carta, ogni possibilità di vittoria. Nel gigante infatti, Hirscher, dimostrando i nervi saldi di un vero campione, ha dominato la gara, portando a casa queli 100 punti che gli hanno permesso di superare l’avversario. Feuz a quel punto ha gettato la spugna, decidendo di non disputare lo slalom, che, vista l’uscita di Hirscher stesso e di tanti altri atleti, gli avrebbe potuto permettere di guadagnare quei pochi punti necessari a sopravanzare nuovamente l’austrico.

Anche per quanto riguarda le specialità specifiche non troviamo la dominazione assoluta che è stata caratteristica peculiare della coppa femminile. Klaus Kroell vince la coppa di discesa con meno di dieci punti di distacco da Feuz e meno di novanta dal terzo, Didier Cuche.

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La coppa di super g, combattutissima, va ad Aksel Lund Svindal, seguito a 13 punti da Cuche e a 45 da Feuz. Quella di gigante viene assegnata ad uno scatenato Hirscher che va a spodestare colui che fino ad ora era considerato il re della disciplina: Ted Ligety. Conquista il terzo posto un ritrovato Blardone.

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Quella che però ha riservato più sorprese è stata la coppa di speciale, combattuta sin dall’inizio tra Kostelic e Hirscher. All’ultima gara li separavano 50 punti e, quando il croato, alla quarta porta, partendo con numero uno, è uscito, la coppa sembrava oramai nelle mani di Hirscher. L’austriaco però ha inforcato e, come le tante polemiche di metà stagione attiratosi per i tentativi di continuare le gare dopo le inforcate gli hanno insegnato, si è fermato subito. A quel punto la coppa si pensava assegnata a Kostelic. Però, come i più rapidi in aritmetica hanno presto notato, con un secondo posto lo svedese Andre Myhrer avrebbe potuto scavalcare entrambi e portare in Svezia l’ambita coppetta. Dimostrando una classe incredibile Myherer è andato a vincere lo slalom di Schladming e così a conquistarsi i 100 punti che gli hanno permesso di conquistare il trofeo.

La coppa di combinata, magra consolazione, è invece andata a Kostelic.

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Questa è stata anche la stagione di grandi addii e di un evidente cambio generazionale. Hanno lasciato il circo bianco, innanzi tutto, due grandissimi atleti che hanno fatto la storia di questo sport: Anja Paerson e Didier Cuche. La svedese per salutare il pubblico, dopo il suo ultimo super g, a Schladiming, ci ha fatto rivedere il suo famoso tuffo sulla neve, che ci ha ricordato le sue tante vittorie, fra le quali quelle ottenute ai mondiali di casa a Are. L’elvetico è invece sceso, sul tracciato del gigante vestito da sciatore degli anni quaranta, con sci senza lamine, ricevendo abbracci da tantissimi tecnici e coordinatori della FIS, primo tra i quali Gunter Hujara. Tutti i compagni lo hanno poi omaggiato al termine di ciascuna discesa tentando di riprodurre quello che era il suo tipico numero al termine di ogni gara, ovvero, sganciato lo sci, farlo roteare in aria per riacchiapparlo al volo.

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E’ stata protagonista di un addio altrettanto spettacolare la statunitense Sarah Schleper, durante lo speciale di Lienz. Infatti ha disputato la prima manche con addosso solo un vestitino e con in braccio suo figlio Lasse. Hanno poi dato addio al circo bianco anche l’austriaco Mario Scheiber, lo svedese Patrik Jaerbyn e l’elvetico Ambrosi Hoffmann.

Compensano questi addii i tantissimi giovani atleti arrivati, che subito cominciano a farsi strada, arrivando anche a fare ottimi piazzamenti. Primi fra tutti, anche se non più una novità, ci sono Marcel Hirscher (vincitore della coppa assoluta e di quella di gigante), Viktoria Rebensburg (vincitrice della coppa di gigante) e Anna Fenninger (terza nella coppa di super g), classe 1989. Ovviamente poi c’è anche la nostra Federica Brignone, autrice di quattro podi (di cui tre secondi posti) e la canadese Erin Mielzynski, che conquista la vittoria nello slalom di Ofterschwang, classe 1990. Abbiamo poi del 1991 uno scatenato Pinturault, che conquista tanti podi in gigante, un secondo posto in super g e un terzo in slalom e si va a vincere il parallelo di Mosca. Lara Gut, anche lei ventenne, ma ormai veterana, fatica invece a ritrovarsi, forse anche a causa del cambio di materiali. Incredibilmente costante e determinata è anche la tedesca Lena Duerr, disputando ottime prove nelle discipline tecniche. La nostra Lisa Agerer, sempre 1991, dopo aver stravinto la Coppa Europa con sette vittorie consecutive, arriva settima, con il primo tempo nella seconda manche, nel gigante di Ofterschwang, riuscendo così a partecipare alle finali. Anche la giovanissima svedese Emilie Wikstroem, del 1992, si avvicina a grandi passi alle grandi, terminando lo slalom di Schladming con un quarto posto. Last but not least conquista un podio l’incredibile stellina americana, Mikaela Shiffrin, classe 1995, siglando il terzo tempo nello speciale di Lienz.

I risultati di questi giovanissimi ci fanno ben sperare per le stagioni future, dimostrando di avere già ora un livello tale da poter competere con i grandissimi del circo bianco.

Meriterebbe un commento più approfondito la polemica sulle decisioni riguardanti i cambi di materiali prese dalla FIS senza dare ascolto al parere degli atleti. Dirò solo questo: Ted Ligety, grande avversatore delle nuove regole, visto l’irreparabile errore fatto nella prima manche di Schladming, ha deciso di disputare, all’insaputa della federazione, la seconda prova con gli sci 2013, vietati dal regolamento attuale, andando a segnare il primo tempo di manche e mettendo in atto una bella provocazione. Se i nuovi regolamenti sono stati stesi per tutelare l’incolumità degli atleti riducendo le velocità, in particolar modo del gigante, come è possibile che con quegli stessi sci l’americano sia stato paradossalmente il più veloce?

Con questo interrogativo saluto la stagione 2011/2012, che ci ha regalato tante emozioni e di cui già, dopo così poco, si sente la nostalgia. Durante i mesi estivi saremo ancora, qui, avidi di news e in trepidante attesa che arrivi ottobre per riaprire il cancelletto a Soelden.

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